Inquinamento luminoso e come combatterlo

L’inquinamento luminoso è una delle forme più subdole di inquinamento, ci pervade senza che c’è ne accorgiamo tanto ne siamo assuefatti, eppure per gli effetti nocivi che produce sulla salute e sul bioritmo di flora e fauna può risultare non meno dannoso delle altre forme di inquinamento antropico.

In Italia, la competenza in materia di lotta all’inquinamento luminoso è in capo alle Regioni. Così, in assenza di una legge nazionale, l’incisività delle norme è eterogenea e l’efficacia ridotta.
Molto accentuata è la differenza tra pubblico e privato nella scelta delle nuove installazioni. Difatti, mentre negli ultimi anni le amministrazioni pubbliche tendono ad adeguare l’illuminazione pubblica ai sensi delle rispettive normative regionali sostituendo il parco luci con installazioni di tipo “cut off” o “full cut off”, dall’altro, in ambito privato, è tutto un proliferare di luci non a norma che illuminano in ogni direzione, spesso anche verso l’alto.
D’altronde, ridurre l’inquinamento luminoso non significa restare al buio e/o di ridurre il livello di sicurezza, bensì adottare semplici regole nell’installazione delle luci il cui fascio va diretto dove serve: VERSO IL BASSO!! Un fascio di luce orientato correttamente, illumina dove serve e riduce gli sprechi.

Esempi virtuosi di lotta all’inquinamento luminoso sono la Francia e la Germania, stati che premiano da tempo le città virtuose e dove i risultati non si sono fatti attendere. Dal 2012 al 2025 infatti, l’inquinamento luminoso è diminuito senza che si parlasse di minor sicurezza reale o percepita.

L’introduzione dell’illuminazione a LED prometteva di ridurre la bolletta, e invece, complice proprio il basso consumo, ha determinato soltanto il proliferarsi di luci in ogni dove.
Come se non bastasse, spesso si opta per l’installazione di luci di colore bianco che risultano molto più dannose per la salute rispetto alle tradizionali luci ad incandescenza o LED a luce calda.
Il nostro cervello associa difatti la luce blu-bianca al giorno è così continua a restare attivo anche a sera tarda.
Un metodo per valutare rapidamente quanto un cielo è inquinato, consiste nell’utilizzare la scala Bortle, ideata dall’omonimo astronomo americano nel 2001 proprio allo scopo di aiutare gli astrofili a valutare la bontà di un sito di osservazione.

La scala varia dalla classe 1 per i cieli più bui alla classe 9 per quelli più inquinati. Come si evince dall’immagine, in Campania non sorprende sia Napoli la città più inquinata, così come non sorprende la completa assenza di cieli di classe 1 e 2 nonostante la nostra regione si sia dotata da tempo di una legge regionale, la n. 12 del 25 luglio 2002. In generale, se già l’Italia è uno dei paesi che soffre maggiormente il problema dell’inquinamento luminoso, la Campania è a sua volta una delle regioni dalla performance peggiore in ambito nazionale.

Urge un cambio di mentalità, il cielo è di tutti e inquinarlo ha la stessa valenza dell’inquinamento ambientale come lo intende il senso comune. Per questo, auspico una norma nazionale che imponga vincoli stringenti e disciplini la materia in modo uniforme su tutto il territorio dello Stato.

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