L’inquinamento luminoso è una delle forme più subdole di inquinamento, ci pervade senza che c’è ne accorgiamo tanto ne siamo assuefatti, eppure per gli effetti nocivi che produce sulla salute e sul bioritmo di flora e fauna può risultare non meno dannoso delle altre forme di inquinamento antropico.
D’altronde, ridurre l’inquinamento luminoso non significa restare al buio e/o di ridurre il livello di sicurezza, bensì adottare semplici regole nell’installazione delle luci il cui fascio va diretto dove serve: VERSO IL BASSO!! Un fascio di luce orientato correttamente, illumina dove serve e riduce gli sprechi.Esempi virtuosi di lotta all’inquinamento luminoso sono la Francia e la Germania, stati che premiano da tempo le città virtuose e dove i risultati non si sono fatti attendere. Dal 2012 al 2025 infatti, l’inquinamento luminoso è diminuito senza che si parlasse di minor sicurezza reale o percepita.
L’introduzione dell’illuminazione a LED prometteva di ridurre la bolletta, e invece, complice proprio il basso consumo, ha determinato soltanto il proliferarsi di luci in ogni dove.La scala varia dalla classe 1 per i cieli più bui alla classe 9 per quelli più inquinati. Come si evince dall’immagine, in Campania non sorprende sia Napoli la città più inquinata, così come non sorprende la completa assenza di cieli di classe 1 e 2 nonostante la nostra regione si sia dotata da tempo di una legge regionale, la n. 12 del 25 luglio 2002. In generale, se già l’Italia è uno dei paesi che soffre maggiormente il problema dell’inquinamento luminoso, la Campania è a sua volta una delle regioni dalla performance peggiore in ambito nazionale.
Urge un cambio di mentalità, il cielo è di tutti e inquinarlo ha la stessa valenza dell’inquinamento ambientale come lo intende il senso comune. Per questo, auspico una norma nazionale che imponga vincoli stringenti e disciplini la materia in modo uniforme su tutto il territorio dello Stato.


